Ho scalato la mia tana interiore, e poi ho sentito il freddo di un Mondo Oceanico e Terreno inferiore.
Mi si sono avvolti i capillari e dentro ogni sospiro solo ghiaccio e porosi materiali. Sono nato come una torta animale, un tot di kg ai lati di una calda stanza.
Ho visto la mandria, con i corpi squadrati dal tempo, saldata pressata. Ho adottato un violento bruco del plenilunio, accogliendolo nel torace.
E sotto le pneumatiche carezze degli altri, ho schiacciato forza bruta e
gole sotto i miei zoccoli.
Ho pisciato giallo chinolina provocando attentati idrici.
E raccontano i miei ricordi, mi sono ritrovato in quegli atroci letti matrimoniali che mi hanno mostrato le belve.
Io posso integro in viso, portare il povidone allo stato croccante.
E’ come nel film Il Tagliaerba: i telefoni squilleranno all’unisono. MaxPetrolio si celebra con la sua terza scultura musicale. Siamo tutti al cospetto del “Dottor buio faccia da mamba”, con i “polsi ridotti nelle vite di tanti”, come canta in uno dei suoi testi. Quella di MaxPetrolio è una protesta partecipe ed attuale. Con occhi aperti egli smembra la realtà nei suoi particolari. Il terzo disco si intitola “Telefoni Mortimer”, anno 2011, prodotto dalla Red Birds Records. Tredici tracce, un milk-shake di basso e sintetizzatori, farcito dai suoi versi e dalla sua voce. Un disco che esprime il dissenso verso un modo oramai troppo veloce e sprezzante, che si perde nella nostra sempre più cruda quotidianità.
TELEFONI MORTIMER:
01. Azzomolloso
02. B21060
03. Coda
04. Dialoghi Di Un’Opera Della TV
05. Foreste Sottomarine
06. Jake & Dinos Chapman
07. Telenovela Paccord
08. Lago Dragato
09. Piscina Con Acqua Salata
10. Telegiornale Tetra Povidone Salmastro Seme
11. Stringimi
12. Telefoni Mortimer
13. Notturne Carnivora Pasta Da Stregoneria
www.maxpetrolio.it
www.myspace.com/maxpetrolio
www.myspace.com/visionmultimedia
www.myspace.com/promorama
www.rockit.it
Rivista Shiver
15 mag, 2011
A cura di Lorenzo Tagliaferri
MAX PETROLIO
Telefoni Mortimer
2011 – Red Bird
L’aspetto più interessante della sperimentazione è sicuramente la grande libertà e gli ampi spazi di manovra che consente a chi si cimenta nel campo. Max Petrolio può tranquillamente porsi come precursore di un canale sperimentale della follia. Se non vi bastano gli indicativi “Azzomolloso” o “Telegiornale tetrapovidone salmastro seme” è tra le combinazioni sonore quasi gelide ma al tempo stesso piene di una energia, quasi irriconoscibile ai frequentatori di ambienti musicali underground, che vi si consiglia di rovistare per dare pieno merito al lavoro di questo cantautore napoletano inusuale.
Telefoni Mortimer ha un sapore nuovo e, ovviamente, strano e anche se può sembrare una semplice rivisitazione di uno stile “new-eighties”, come nelle scarne e sintetiche note di “B21060″, è molto lontano da lì che vanno ricercate le compiutezze di questo lavoro. Di solito, questo tipo di sonorità sono quasi “obbligate” per chi sceglie di fare da sé e la semplice composizione strutturale della title-track è un esempio più che chiaro, ma saper giostrare da solo l’intero sviluppo di un brano o, addirittura, di un disco non è cosa da poco. Nel panorama sonoro già di difficile comprensione è ancora più complicato dare un collocazione alle versioni testuali che accompagnano i brani, partendo da “Coda” e passando attraverso la recita virtuale di “Dialoghi di un’opera tv”, un condensato ermetico di quaranta secondi di pura improvvisazione che trova un seguito in “Telenovela Paccord”, più elaborata della precedente ma contraddistinta sempre da un’ampia varietà di elementi testuali. Un ottimo prologo per la successiva e “lentamente ballabile” “Foreste sottomarine”, dove lo straniante ritmo sintetico ben spiega una discesa nel fondo di un oceano freddo, buio e in qualche modo artificiale, lontana dalla dedica musicale di “Jake e Dinos Chapman”, ovvia dedica agli artisti visuali inglesi Chapman Brothers. Fa capolino, in “Lago dragato” una intro al piano in tonalità più bassa che sottolinea i caratteri dark dell’intero brano, il tutto replicato nella sentimentale e ariosa “Stringimi”, una timida richiesta affettiva che da l’idea di non essere ricambiata. La chiusura del disco è affidata all’instrumental “Notturne carnivora pasta da stregoneria”, un divertissement che è un campionario di elettronica d’improvvisazione. Max Petrolio dai mille verbi conduce a braccia ferme i fili che si stringono intorno alla sua strana creatura, mai tendendo alla rottura con una sapiente versatilità agita gli arti come fossero frustate che indolenziscono senza ferire. La cura, un’immersione nelle fredde acque placide delle sue sonorità, irritano la pelle ma cancellano i lividi dei primi strati, fino ad una caldissima insensibilità.
Il Mucchio Selvaggio:
Numero Maggio '11
A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
MAX PETROLIO
Telefoni Mortimer
Red Birds-Seahorse/Audioglobe
La canzone surreale: un genere nobile e troppe volte frainteso, spesso inserito a forza nella categoria del demenziale. Il napoletano Max Petrolio, pur non abbandonando mai una componente umoristica e paradossale, sembra concepire questo formato con totale serietà e immedesimazione. Il ricorso ad un linguaggio fatto di accostamenti improbabili, immagini rigogliose e ardite (ma a tratti pure un po' meccanico nell'accostare forzatamente idee e parole contrastanti) si sposa ad un pop elettronico dalle movenze sinuose, con una attitudine al canto che può far venire in mente un Brian Molko dal passaporto italiano. Per chi scrive è proprio la parte musicale quella più interessante, incastonata com'è tra residui new wave, un approccio artigianale da rigattiere elettronico, una versione sedata dei Subsonica e una declinazione decisamente pop di elementi industrial dub (“Piscina con acqua salata”, per citare un titolo). Questo il motivo per cui gli intermezzi recitati da una voce computerizzata suonano a tratti davvero gratuiti, potenzialmente divertenti ma alla lunga semplicemente noiosi. Nel complesso, abbiamo di fronte un personaggio sicuramente atipico, senza dubbio mosso da una spontanea ricerca di originalità. La quale, va detto, non sempre viene messa a fuoco a dovere o, meglio, non sempre funziona all'interno del contesto, riconducibile ad un discorso coeso. La speranza è che il cantautore napoletano possa, assecondando questa sua indole, sintetizzare una formula più convincente, poiché ha tutte le carte in regola per riuscirci.
Rumore Marzo 2011
Barbara Santi
Riuscire ad essere melodici su una trama sonora cosi schizofrenica e digitale non è da tutti e va riconosciuto al menestrello partenopeo. Soprattutto gli va ascritta una grande e consapevole originalità di stile che lo rende raro: è una sorta di canzone d’autore aliena e futurista. Forse l’amore per la pittura - sua prima passione – lo ha aiutato a distinguersi e Telefoni Mortimer pare una commedia teatrale divisa in atti “ le canzoni “, inframmezzati da una rivisitazione moderna e meccanica del coro greco narrante. La commedia è quella della vita dell’uomo di oggi, di tutte le sue contraddizioni, mostruosità ed ipocrisie, filtrata da un occhio esterno e declamata con piglio quasi giornalistico. Petrolio gioca con parole, citazioni, aneddoti, immagini in modo piacevolmente claustrofobico e lo sa fare. La sua spontaneità e la sua unicità spiazzano ma convincono e, alla fine, si ha la certezza di trovarsi di fronte ad un disco onesto, senza freni e liberato da qualsiasi tipo di condizionamento.
Buscadero Marzo 2011
Lino Brunetti
Max Petrolio con Telefoni Mortimer giunto alla sua terza opera, i testi hanno una loro rilevante importanza. Criptici, intimamente legati all’opera di artisti opportunamente omaggiati quali Ballard, Ciro Lattero, e Giorgio San Giorgio, a loro modo duri, questi trovano il loro perfetto contraltare in musiche sintetiche ed elettroniche, dove sono i synth e le drum machines ad avere il sopravvento. Visto anche il tono piuttosto cupo che aleggia sulle varie canzoni, la sensazione è a volte di trovarsi di fronte a narrazioni di un mondo in procinto di sprofondare in un baratro. Petrolio ha messo assieme un disco non facilissimo e senz’altro non per tutti i momenti, anche se in alcuni passaggi potrebbe portare alla memoria il Battiato electro-pop degli anni 80, sia pur privo dello stesso appeal commerciale e forse un tantinello monocorde. Ad ogni modo il suo fascino indubbiamente ce l’ha.
Blow Up. Aprile 2011
Piergiorgio Pardo
Chissà se in questo disco si parla dello specialista in fisica nucleare amico di Blake e sempre in lotta con Olrik e Sharkey, che Jacobs si inventò negli anni della guerra, o piuttosto del diabolico nemico di Zagor, o piuttosto di un qualsiasi altro riferimento che mi sia totalmente sfuggito. Poco importa. Perché sinceramente dei dettagli di questo Pamphlet surreale contro il mondo moderno non ho afferrato quasi nulla. E allora? Allora l’approccio razionale, sempre che ve ne sia uno possibile, arriverà più tardi o non arriverà, ma per adesso o per sempre voglio rimanere innamorato a prima vista di questa raccolta di canzoni elettroniche surreali, intervallate da voce sintetica che sposa ai linguaggi degli impulsi vintage anni “80” quelli della poesia futurista e dadaista, e al minimalismo la teatralità. E voglio candidamente invitarvi a seguirmi in questa insana passione e a dedicarvi con attenzione a questo disco bello sfrontato, autoreferenziale, ingenuo, sbilanciato, un nobilissimo disastro che fa bene alla musica italiana e che non deve passare inosservato.
Rokerilla web
Marzo 2011 Osvaldo Piliego
Parlando di Max Petrolio forse non si dovrebbe chiamare in causa la musica, o almeno non solo. Dovremmo immaginare per un attimo che la lingua può superare la musica, diventare arrangiamento, struttura stessa della canzone. Le parole sono come nuvole di senso, immagini, affreschi di mondi surreali, la canzone una sorta di performance. Oppure dietro c'è qualcosa che non si coglie. Un botta e risposta tra uomo e macchina che trova riscontro nell'impianto musicale ridotto all'osso, fatto di elettronica e strumenti acustici. Qualcosa che fa pensare a un primo Battiato, ma se possibile ancora più allucinato, un strada sicuramente coraggiosa per la musica d'autore italiana. Si può odiare o considerare di culto.
Audiodrome web
Aprile 2011 Marco Renzi
Non so se avete presente quell’irritante voce robotica che da anni imperversa in rete o sui telefonini, e prima ancora su cd clandestini con un improbabile corso accelerato di bestemmie. Sì, proprio quella che ti dice di rispondere assolutamente al telefono. O quella che su YouTube reinterpreta i simboli delle norme di sicurezza che si trovano in aereo. Ecco, è con quella voce asettica che comincia il terzo disco di Max Petrolio: una sorta di originale concept, guidato da testi surreali ed ironici, a tema (più o meno) fantascientifico. Non a caso, la terza traccia “Coda” è un tributo al grande autore inglese di fantascienza James G. Ballard, più precisamente a “La mostra delle atrocità”. Il buon gusto melodico del cantautore napoletano si coniuga con impasti di sonorità elettroniche ed elettroacustiche, e con ampi cenni di lo-fi. Ottimo il cantato, che contrasta con l’accompagnamento strumentale in una maniera accattivante. Max Petrolio, creativamente esplosivo, offre una manciata di canzoni non perfette ma interessanti, non per tutte le orecchie, ma per quelle che vogliono sentire una voce diversa, discostata dal coro. Il disco, in sintesi, è una divertente descrizione della modernità nei suoi molteplici aspetti tecnologici, vista più come nemica che come amica.
Outune web
Francesca Stella Riva
L’ultima volta che ho pronunciato il nome di Max Petrolio invano ho ricevuto una scomunica, ma questa è un’altra storia. Meglio parlare del suo nuovo disco, una svolta elettronica che lo vede abbandonare, grazie all’appoggio dei due “consulenti di stile” Paolo Messere (chitarre elettriche e Farfisa) e Alessia Della Ragione (basso e tutti i suoni elettronici), i suoni scuri del vecchio album in cambio di sintetizzatori e drum machine.
Non c’è continuità musicale, quindi, fra “Discussioni In Farmacia Con Animali Abili” e il nuovo “Telefoni Mortimer”: l’unico filo conduttore, l’unico marchio di fabbrica, rimane il surreale e sconclusionato modo di scrivere del nostro Max. Questo, sebbene maturo e finalmente ben indirizzato verso una scimmiottatura precisa, quella della poesia futurista, invece che sparante a caso nell’ampio campo che andava da Giovanni Lindo Ferretti a Battiato, non riesce a colpire neanche un po’, e non è una novità.
L’impressione che si ha all’ascolto conferma le premesse: tante parole, alcune belle, alcune brutte, alcune geniali, qualche bella idea, pochissima originalità musicale e, soprattutto, troppa, troppa carne al fuoco. Se questo fiume di parole venga dall’urgenza di dire qualcosa o sia piuttosto un’incapacità di arginare la logorrea, non ci è dato saperlo, perché non ci sono dati gli strumenti interpretativi per farlo: Max sputa, come un adolescente nel suo diario segreto, e pretende che si capisca.
Unica nota positiva, l’onirica “Foreste Sottomarine”, un piacevole intervallo nella declamazione forsennata e ossessiva che è la cifra stilistica di tutto il resto, nonché una delle poche, se non l’unica traccia, ad avere un qualche genere di fascino melodico.
L’isola che non c’era:
Il titolo di questo album, Discussioni in Farmacia con Animali Abili, può trarre in inganno coloro che pensano di trovarsi davanti all’ennesimo disco pop, allegro e ironico di facile consumo. Le dodici canzoni proposte da Max Petrolio sono invece quanto di più distante possa esistere da questa iniziale impressione. Ogni traccia possiede un’atmosfera cupa, nostalgica e dolorosa, così dark da ricordare, in primis, quella dei Cure, ma anche dei Verdena, dei californiani Xiu Xiu e dei Litfiba degli esordi. Le liriche non sono di immediato impatto, bisogna riavvolgere più volte il nastro per poter assaporare al meglio queste poesie oscure che descrivono nel profondo il male di vivere.
Perla Pugi
Impatto Sonoro:
Ci troviamo nell’underground più profondo applicato alla canzone d’autore italiana. La musica di Max Petrolio snobba pesantemente il mainstream dell’attuale panorama musicale del Belpaese. Un intreccio musica-testi volutamente spigoloso, risultando comunque fruibile ai palati più aperti verso la sperimentazione. Lo pseudonimo del cantautore ci appare opportunamente simbolico, visto che si colloca…nel sottosuolo. Le melodie sono ondeggianti e morbide, ricordano certe tendenze compositive di Moltheni, Cristina Donà, mentre il cantato si avvicina molto vagamente al timbro di Marco Bellotti e per la proprietà transitiva a Ivan Graziani, tuttavia meno nasale o “di gola”. La dolcezza della linea vocale contrasta con l’astrusità di trovate poetiche e i suoni graffianti degli arrangiamenti. Si avverte il gusto per l’allucinatorio senza sconfinare nel psichedelico. Sono queste le immagini suggerite dai testi. Il titolo del disco “Discussioni in farmacia con animali abili” è iconico e sottolinea questa tendenza bizarra verso l’alternativismo più genuino e sincero.
Di Giovanni D'Iàpico Biluè (maggio 22, 2009)
Onda Alternativa:
Non dovrebbe essere difficile dar fuoco a Max, dato che è...Petrolio...Comunque noi non vogliamo provarci per adesso, in quanto è prima fondamentale vedere dove voglia arrivare. Ascoltando Max Petrolio quello su cui ci si deve soffermare sono i testi: la musica forse è volutamente monotona per far sì che non svii l'attenzione dalle parole. Dunque, i testi sono come poesie pungenti, che attraverso l'ermetismo più sfrenato si condensano in nubi tossiche di pensieri marci, fino ad arrivare, via via che il brano scorre, a disegnare panorami e situazioni reali viste con occhio tormentato, a volte allucinato ma generalmente disilluso e nichilista. La musicalità intrinseca ad ogni singola parola rasenta la perfezione: non c'è una parola che suoni cacofonica accostata alla successiva. Il senso del tutto molte volte è dato proprio da questo: dal modo di accostare due parole che a loro volta racchiudono un mondo a sé stante, preciso. Non il comune senso grammaticale, quindi, ma un senso che tutti noi dovremmo avere nel subconscio ma solo in determinati momenti riusciamo ad “utilizzare” (uso il termine “utilizzare” come se stessi parlando di una parabola adatta a captare la realtà: noi di solito utilizziamo la parabola che capta la parte esterna delle cose, ma altre volte riusciamo a mettere fuori di noi la parabola meno superficiale, quella che capta i sensi profondi che sono dentro le cose e non solo fuori da esse. Questa è la parabola da utilizzare con Max Petrolio...). Gli argomenti delle liriche sono piccoli scorci di realtà, e, come si può leggere nella biografia dell'artista, sul suo sito ufficiale, sono soprattutto su argomenti come “la medicina, l’inquinamento, la chimica, la follia dei comportamenti, la natura straziata e tutto ciò che è passione”. Il percorso iniziato è interessante, in bilico tra i cantautori e l'indie-pop, la voce è lineare e avvolgente e il poliedrico artista napoletano è sulla buona strada per farsi apprezzare da una buona fetta di pubblico.
02-04-2009 Recensore: Doriana Tozzi
Revolving Doors:
Dopo la buona accoglienza, due anni fa, al suo disco di esordio Tubi sul molo, Max Petrolio torna con un album difficile ed ermetico. Un frullato di ira, di porzioni di vernici, olio di ricino e gomma xantan, carni al macello, personaggi anormali e soluzioni chimiche che avvelenano la terra (o dovremmo chiamarla “farmacia”?). Ascoltare le dodici canzoni di questo ultimo lavoro fa paura. È l’anteprima dell’Apocalisse. Coraggiosa, anche se ostentata al punto da sembrare pretenziosa. La voce, acuta ma solida, costruisce una cadenza ossessiva sostenuta dall’elettronica, con solo rari attimi di arrangiamenti rilassati. La linea melodica si fa più definita a partire dalla quinta traccia, Lusso, dove la chitarra conquista una maggiore libertà espressiva e la voce guadagna in slancio, pur recitando versi feroci. Si replica con una sezione ritmica più particolareggiata nel brano successivo, Concetto Urbano, e poi nel decimo, Fatti. L’ossessività metallica si interrompe per un attimo nell’intro di 7cm, che si infuoca strada facendo. Mentre in Alla Luce del Giorno ed Eppure Vivi l’atmosfera è più soffusa, quasi che lo squallore della realtà sia troppo grande per essere contrastato con urlate denunce. E tuttavia, non può privarti del coraggio. “Ho chiuso una madonna in un ampolla piena di liquore… Sei sotto gli attrezzi con cui ti ho ingannata, eppure vivi…Sei ai piedi della croce in affitto, eppure non piangi”, canta Max Petrolio. In chiusura, uno dei brani più riusciti dell’album, l’episodio rockettoso di Superelementi, che incede con un crescendo di elettronica, chitarra e rumori distorti, portando con sé quello che è il ritornello più cantabile dell’intero disco. Max Petrolio è un autore originale ed impegnato. Ma probabilmente i suoi testi sarebbero più adatti a suggestivi reading, che non a un vero e proprio album di musica. Comunque un lavoro da provare ad ascoltare, per chi ha voglia di confrontarsi con i testi di un alchimista per scorgere se vi è una molecola guaritrice nascosta tra tanti veleni.
Sara Fortunato
Rockit:
Max Petrolio presenta un album dal titolo ingannevole: ci si aspetta allegre canzonette e ci ritrova con undici pezzi di spessore, anche troppo. Come voler leggere un romanzo rosa e l'unico libro che si trova tra gli scaffali è un trattato di filosofia, senza sfumature. Ma la contraddizione era già insita nella copertina: colori cupi e immagine beconiana accompagnano parole stuzzicanti. Dietro ad un paroliere raffinato e ricco si stende una ritmica poco viva, la particolare attenzione alla ricerca dei testi che diventano piccole poesie ermetiche. Più che buoni arrangiamenti, anche grazie alla preziosa collaborazione con Paolo Messere, l'album ha un andamento poco fluido, un'atmosfera da aria che manca nella stanza, ma non si riesce ad arrivare alla finestra per il troppo buio. I brani sono ben confezionati, difficile cogliere il passaggio dall'uno all'altro. Se l'obiettivo era disegnare una metafora della vita quotidiana senza colpi di scena, il risultato è ottimo
Eleonora Chiari
MaxPetrolio è stato recensito da molti altri giornali Italiani legati alla musica indipendente. Giornali come: Rumore, Rolling Stone, Il Mucchio, XL, Etc. Articoli disponibili nel calendario On Line, riviste sul web.
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